Interporto, UGL: No alla concessione, si tutelino lavoratori e scopo sociale

Published: 05/11/2015 CIVITAVECCHIA – "Manifestiamo forte preoccupazione per le poco rassicuranti notizie sul futuro dell’interporto e auspichiamo una forte e netta presa di posizione del Sindaco Cozzolino. Rinnovare le concessioni in queste condizioni significa esporre il comune di Civitavecchia che ne è titolare. La nostra città Risultati immagini per fabiana attignon ha bisogno di un’altra cattedrale nel deserto a danno solo e soltanto della imprenditoria e dell’occupazione locale. L’interminabile vicenda legata all’interporto deve essere assolutamente definita e chiarita una volta per tutte".

E’ quanto dichiara Fabiana Attig segretaria zonale UGL. "I circa 45 lavoratori impiegati presso la Geochem Logistics hanno il diritto di essere tutelati e di sapere quali manovre si stanno facendo sopra la loro testa. Una società che dovrebbe sviluppare una Piattaforma Logistica degna di un traffico merci come quello profuso dal Porto di Civitavecchia, – aggiunge – non può essere ammantata di anomalie come quelle che stiamo leggendo.

Il sindaco Cozzolino istituisca da subito una commissione d'indagine in grado di far luce e di comprendere a cosa e a chi viene rilasciata la concessione. Si chieda un'audizione dell' amministratore unico della Geochem Logistics Srl Sig. Sara Caravaggi e dell’Ing. Franco Favilla fondatore della Seasif Holding società al 99% della Geochem Logistics. Atto dovuto da parte del Comune nei confronti non soltanto della collettività quanto della legalità e trasparenza. Da troppi anni "l'affaire” interporto è rimasto sottointeso, troppe sono state le azioni sbagliate, basti pensate che attualmente sono stati accumulati tra perdite e passivo circa 80 milioni di euro. C'è bisogno di rilanciare nuovi modelli di sviluppo e non di assecondare nuove speculazioni.

l'interporto di Civitavecchia è nato come Piattaforma Logistica, posta al centro del Mediterraneo, un importante snodo economico e produttivo per il Centro Italia ed in particolare per il Lazio, in cui dovevano trovare spazio attività d’interesse internazionale, legate alla movimentazione e lavorazione delle merci. Ad oggi – chiude la Attig – tutto quello che abbiamo è una scatola vuota avvolta da mille dubbi".

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